Dopo le collaborazioni con Ennio Morricone, Mike Patton e Disney, il “Duca dell’Hammond” Enri Zavalloni entra nella club culture

La finestra è appannata, fuori è inverno, ma dentro, il tempo rallenta. Neon viola e blu tagliano il vetro come un’insegna che non vuole farsi dimenticare; una drum machine scandisce il passo, i synth scivolano morbidi, l’atmosfera si fa densa, elegante, immersiva. “Sexy Things” di Enri Zavalloni prende forma in questo spazio.

L’artista che per trent’anni ha fatto dialogare l’organo Hammond con il cinema internazionale – da Netflix alla Marvel – e il jazz-funk più colto, decide di abitare il presente con un brano, edito per Watt Musik, che simboleggia l’approdo di una ricerca. Una ricerca che unisce l’artigianalità del suono analogico alle estetiche digitali della Vaporwave, mantenendo intatta un’identità musicale costruita nel tempo. Nel suo percorso, l’organo Hammond non è mai stato uno strumento tra gli altri. È diventato una firma, un centro di gravità stilistico che Zavalloni ha portato dal jazz-funk alle colonne sonore, dalle collaborazioni internazionali alle produzioni d’autore. Una riconoscibilità che gli è valsa l’appellativo di “Duca dell’Hammond” come espressione di una coerenza sonora precisa.

“Sexy Things” è un brano a bassa verbosità – poche parole, voci da pista come materia timbrica – che lavora su immaginario, ritmo, sensualità del suono: la sensazione di una fredda notte d’inverno che diventa avvolgente, luminosa e digitale.

Nella bozza di questo immaginario c’è il camino, certo, ma l’iconografia viene spostata: il calore non passa dai cliché delle feste né da gelide distese innevate, bensì da un’euforia patinata, intrisa di Vaporwave e Chillwave. Una risposta percettiva a mezz’aria tra intimità fisica e desiderio sintetico, dove il passato cessa di essere un riverbero e diventa superficie, colore, texture. È qui che “Sexy Things” intercetta un modo contemporaneo di vivere e abitare l’inverno – più sensoriale, meno rituale – e lo traduce in suono.

La produzione si muove tra synth pad ampi, riverberi e delay “sognanti”, e un’ossatura ritmica che guarda con rispetto alla Roland TR-808: una citazione tecnica dichiarata, che inserisce il brano dentro una genealogia precisa. Il riferimento visivo è quello dei film notturni e neo-noir – l’eco di Drive e Blade Runner è esplicita nell’immaginario -, ma l’effetto non è freddo: è velluto, è luce artificiale che scalda. In maniera naturale.

“Sexy Things” è un pezzo pensato per stare bene dove conta l’atmosfera: serie e film con estetica anni ’80, spot che cercano una sensualità sofisticata e “dreamy”, documentari e videogiochi in area retro-futurista. In altre parole: la canzone è già un set, già una palette, già un mood narrativo pronto da agganciare.

«Con “Sexy Things” – dichiara Zavalloni – ho cercato una dimensione più raccolta. Volevo un suono che fosse in grado di costruire una situazione, più che raccontarla, e che lasciasse spazio alle sensazioni. Dove l’elettronica non serve a ballare, ma a sentire. È il mio modo di tradurre la sensualità di un momento in una grammatica che sia contemporanea, ma che conservi l’anima dei miei strumenti.»

Lì dove la musica incontra l’atmosfera, “Sexy Things” trova la sua collocazione naturale. Non è un brano da consumo rapido, ma un’atmosfera da attraversare. Enri Zavalloni lavora sul clima, su una scrittura che privilegia la percezione, le sensazioni e la definizione dello spazio come esperienza sensoriale.